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Il
toponimo "Forno" si origina, forse, dall'antica
presenza di un forno per la fusione dei metalli o, più
probabilmente, da uno per la lavorazione della calce.
Nello stemma comunale figura, proprio, un forno per
la calce assieme con il motto "Virtus ed labor
ad solium ducunt".
Testimonianze della presenza romana (ampie nella zona)
sono in due lapidi funerarie della famiglia Tertullia,
una delle quali è tutt'ora conservata presso
il Museo Archeologico di Torino ed è, quindi,
visibile. Si tratta dell'iscrizione di Cornelia Celeris
filia Tertullia deceduta all'età di 40 anni.
La stele è in pietra locale, ma suggerisce, per
la levigazione del supporto e per la discreta fattura
dei caratteri, una possibile lavorazione officinale.
L'altra fu murata all'inizio del secolo XIX, in un portale
della frazione Cimapiasole ed è difficilmente
riconoscibile.
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Furono,
comunque, ritrovate entrambe nel territorio comunale.
Non si rinvengono, invece, tracce della centuriazione
romana, ben visibili altrove nella zona pianeggiante.
Forno fu feudo dei Valperga di Levone e soggetto alla
giurisdizione del Marchese di Monferrato. Tracce di
questa permangono sia nei colori araldici del gonfalone
comunale, sia nella misura agraria locale che è
ancora la tavola del Monferrato, del valore di 42.10
metri quadrati a differenza della tavola piemontese
che vale 39 metri quadrati circa.
Si dice che anche i fornesi partecipassero alla rivolta
dei Tuchini (anni 1386-1390) e che ebbero frequenti
liti con i signori del luogo per difendere i propri
diritti. |
La
parrocchia di Forno venne scorporata da quella di
Rivara nel 1364 : rogò l'atto il 10 aprile
il notaio fornese Antonio Beccuti che tra i suoi antenati
vantava San Turibio, effigiato nell'abside della cappella
di San Bernardo a Cimapiasole, vissuto tra la fine
del IV secolo e l'aprile del 460.
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Forno fu unita a Rivara fino all'inizio del 1500, quando
divenne autonomo con una propria "credenza"
(ossia consiglio comunale).
Con il trattato di Cherasco (1631), Forno passò
sotto la giurisdizione dei Savoia, e, quindi, condivise
le sorti della casata.
Conservò il nome di Forno di Rivara fino al 1926,
quando lo cambiò nell'attuale designazione di
Forno Canavese.
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